Rigenerazione ossea dentale e ricostruzione ossea dentale
28. novembre 2016.

La rigenerazione ossea dentale e la ricostruzione ossea dentale rappresentano le più moderne tecniche chirurgiche utilizzate al fine di incrementare il volume osseo in tutte quelle circostanze in cui vi è carenza dello stesso e si rende, tuttavia, necessaria l’installazione di un impianto dentale.
La carenza di osso mascellare, le perdite ossee e le malattie paradontali, sono problemi particolarmente diffusi a prescindere dall’età più o meno avanzata di un individuo.
Le moderne tecniche di rigenerazione ossea dentale consentono una risoluzione di tali problemi in breve tempo e con disagio molto contenuto.
Cerchiamo di dare alcune risposte in merito a questo intervento.

Innesto osseo

Per quali ragioni si può avere una carenza di osso nelle arcate dentarie?

Le cause di carenza ossea nelle arcate, la quale rende necessaria la rigenerazione ossea dentale, possono essere diverse. Tra le più ricorrenti possiamo annoverare:

1. La parodontite o periodontite. Conosciuta anche come piorrea è un'infiammazione dei tessuti paradontali, che causa la perdita d'attacco dei denti rispetto all'alveolo. Essa può condurre alla perdita di uno o più denti se non si interviene in tempo. La possibilità di recupero completo, in alcune circostanze, richiede trattamenti come la terapia rigenerativa dell'osso.
2. La perdita di un dente o una sua estrazione, può rappresentare causa di perdita ossea e richiedere un intervento di ricostruzione ossea dentale.
3. Protesi mobile portata per un periodo di tempo lungo.
4. La presenza di lesioni ossee dovute a cisti o a tumori.
5. Un evento traumatico.

Quali sono le modalità di intervento nella rigenerazione ossea dentale?

La decisione principale che il dentista deve prendere è in merito a come intervenire nel caso di rigenerazione ossea dentale, quindi, se seguire il procedimento monofasico, più comune, o la procedura bifasica.
Il procedimento monofasico è sicuramente il più diffuso e praticato. Tale procedimento permette infatti la ricrescita dell’osso e l’inserimento di un impianto con un unico intervento.
Quando si inserisce un impianto con tale procedimento, viene lasciato emergere dalla gengiva, nella fase di integrazione dell'osso. Tali impianti, definiti transmucosi, sono espressamente studiati per queste situazioni. In alternativa si può avvitare una vite a tappo che emerge dalle gengiva stessa.
Con tale tecnica, l’osso attorno all’impianto nonché la gengiva attorno alla vite o all’impianto che emerge, guariscono contemporaneamente.
Pertanto, trascorso il tempo necessario, svitando la vite, si avrà quel profilo della corona da cui potrà emergere il dente finto. Nei casi più rilevanti, dal punto di vista estetico, la vite tappo potrà essere sostituita da un dente provvisorio che andrà a guidare la gengiva nella forma più rispondente a quella di un dente naturale. Questa è generalmente la procedura utilizzata quando la rigenerazione ossea dentale coinvolge un dente che è stato estratto molto tempo prima, pertanto gengiva ed osso risultano completamente riformati, senza che ci siano esigenze particolari di tipo estetico.
Il procedimento bifasico invece viene praticato in tutte quelle situazioni in cui è opportuno, in sede di ricostruzione ossea dentale, lasciare l’impianto sotto la gengiva senza avvitare, ovviamente, alcuna vite tappo. L’impianto viene coperto da una vitina di copertura e la gengiva viene suturata per consentire la completa copertura stessa.
In tal modo, l’impianto rimane completamente protetto dalle interferenze batteriche, oltre ad essere più sicuro nella fase di osteointegrazione da eventuali piccoli movimenti che renderebbero vano l’attecchimento all’osso.
Con questo procedimento, a distanza di un determinato periodo di tempo che consenta la osteointegrazione, ossia il bloccaggio nell’osso, è necessario far emergere l’impianto dalla gengiva mediante piccolo intervento chirurgico.

A chi spetta la scelta finale circa la procedura di intervento di ricostruzione ossea dentale da preferire?

In definitiva, quindi, è al chirurgo implantologo che spetta la scelta in merito alla procedura da seguire per un intervento di ricostruzione ossea dentale, e questa scelta molto dipende dalla preferenza nel lasciare l'impianto sommerso o emerso a seconda delle diverse situazioni.
Lo svantaggio del procedimento bifasico è sicuramente riconducibile al fatto di dover attendere almeno un mese in più, rispetto alla prima fase, e di dover subire un successivo piccolo intervento per la scopertura dell’impianto, anche se si tratta di intervento chirurgico veramente minimale che implica scarsissimi disagi nel paziente.

In mancanza di osso, o in casi di poco osso, quali sono i materiali che vengono utilizzati?

Quando si ha una carenza di osso nelle arcate dentarie per aumentare i volumi ossei e permettere quindi la ricostruzione ossea dentale si può optare per:

1. Innesti di osso autologo, cioè prelevati dallo stesso paziente, o di osso omologo, cioè di specie umana ma non dello stesso paziente.
2. Innesti di osso eterologo, cioè osso non prelevato dal paziente, né da altro uomo, ma da animali, come il bovino deprotenizzato (bio oss).
3. Innesti misti, con osso autologo o eterologo e membrane che possono essere non riassorbibili (quindi da rimuovere) o riassorbibili (che non richiedono la rimozione).

Quali sono le alternative alla ricostruzione ossea dentale?

Negli ultimi anni, alle tecniche di rigenerazione ossea dentale, le ricerche sull’implantologia hanno fornito una valida alternativa, rappresentata da soluzioni più semplici, rapide ed affidabili per cercare di risolvere anche i casi più complessi.
Tali ricerche sono dettate anche dalle necessità dei pazienti che desiderano sicuramente riabilitazione rapide, tendendo a rifiutare quelle terapie particolarmente lunghe ed invasive.
Valide alternative alla ricostruzione ossea dentale, per casi di pazienti con poco osso, sono rappresentate da impianti zigomatici e pterigoidei, impianti inclinati, impianti corti.
Tali soluzioni chirurgiche sono a carico immediato ed offrono tempi di riabilitazione abbastanza rapidi.

Cosa sono gli impianti zigomatici?

Gli impianti zigomatici rappresentano una soluzione alternativa all’intervento di rigenerazione ossea dentale che si rende particolarmente indicata nei casi più gravi di atrofia ossea.
Tali impianti si ancorano al processo zigomatico e consentono di realizzare il “carico” entro circa tre giorni dall’intervento (carico immediato) così consentendo la risoluzione rapida del problema con un comfort estetico e funzionale molto elevato.
Gli impianti zigomatici permettono di sapere già dall’inizio dove possono essere applicati e che tipo di protesi si potrà realizzare.
I relativi costi, anche se abbastanza elevati, sono certamente più accessibili rispetto a quelli richiesti per un intervento di ricostruzione ossea dentale, inoltre quest’ultimo comporta una tempistica maggiore e maggior dolore.
La decisione finale, in ogni caso, spetta, come anticipato, al dentista: è lui che decide se propendere per tale soluzione o meno.

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